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MASTRO BRUNO PELAGGI. Dettaglio  
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Tipologia: Testo
Parole chiavi: BRUNO PELAGGI

Il poeta scalpellino: anche senza avere avuto un'istruzione adeguata, Mastru Bruno trasformava in poesia le sue riflessioni.


Il poeta nacque a Serra San Bruno il 15 settembre 1837. Conosciuto sotto il nome di Mastru Brunu, esercitò il mestiere di scalpellino. Fu un povero e onestissimo operaio, ricco però di requisiti non comuni e di doti innate. Suo padre, Gabriele, era un artigiano, un falegname. Ben presto anche Bruno sarebbe andato in bottega ad imparare un mestiere, quello dello scalpellino, perché allora la “mastranza” era consapevole del suo ruolo nella società borbonica. Quando morì – a Serra San Bruno, dove era nato e aveva sempre lavorato e vissuto – era stanco, disilluso, rassegnato di fronte al declino del Meridione di cui, nei suoi versi, aveva intuito il triste destino. Perché Bruno Pelaggi, meglio conosciuto come “Mastro Bruno”, era un poeta. Il poeta scalpellino che amava sprofondarsi nei pensieri della politica, della morale, della religione, della giustizia e dela vita in genere. Meditava con una mente acuta ed elastica. Così, il poeta, ebbe il bisogno di esprimere in poesia quello che l’animo e la mente dettavano. Come ogni grande artista che si rispetti, mastro Bruno ha i suoi diversi “periodi”. Le sue poesie potrebbero essere impropriamente divise in diverse categorie: quelle sociali, di protesta (dove si incontra un Pelaggi anarchico, che incalza il potere e se ne fa beffa ) e quelle di un altro Mastro Bruno, che vuoi per bisogno, vuoi per vicinanza “paesana”, si dimostra servile nei confronti di quello che divenne il suo “mecenate”, il Ministro Bruno Chimirri. Il poeta era iscritto al registro comunale degli analfabeti, e come vuole la tradizione e il racconto popolare, dettava i componimenti alla figlia Maria Stella. I suoi versi furono pubblicati per la prima volta in un libro curato da Angelo Pelaia, nipote del poeta, pubblicato nel 1965. Probabilmente Pelaggi imparò anche a scrivere, o almeno a firmare. Certamente le sue mani, dopo una vita da scalpellino, saranno state avvezze ad altri strumenti. Nonostante la sua condizione sociale, però, nelle sue poesie vi sono dei rimandi, delle citazioni, che lasciano pensare che possedesse una certa cultura, forse anche solo popolare e derivata dalla tradizione orale. Della quasi totalità dell’opera del “Poeta scalpellino” non c’è una documentazione autografa. L’attendibilità della fonte, e il ricordo diretto della figlia, non possono che essere considerate prove dell’inconfutabile appartenenza dei versi al poeta serrese. Bruno Pelaggi rappresenta dunque una delle massime espressioni della poesia di protesta calabrese, e i suoi versi, per una serie di motivi non imputabili alla lungimiranza del poeta, ma ad una serie contingenze che hanno portato la Calabria ad avvitarsi su se stessa a distanza di due secoli, sono ancora paradossalmente e drammaticamente attuali. Quando morì, il 6 gennaio1912, (a Serra San Bruno, dove era nato e aveva sempre lavorato e vissuto) era stanco, disilluso, rassegnato di fronte al declino del Meridione di cui, nei suoi versi, aveva intuito il triste destino. La lingua delle poesie pelaggiane è costituita dal dialetto serrese. Dovrebbe essere il dialetto che si parlava nell’Ottocento, non molto diverso dall’attuale sotto il profilo morfologico e sintattico, ma alquanto più stringato, crudo e primitivo nella fonetica e nel lessico. Ecco un breve frammento scoperto posteriormente alla lirica : Cu vo' mu stabiliscia la raggiuni ava mu senta tutti li campani, sinnò fa ; e la giustizzia la jètta alli cani. Unu ava mu è superiori alli quistiuoni; no' mu cundanna viatu li cristiani. Di lu ggiustu è nimica la passiuoni e la supierva non 'ndi jùngia mani. La causa la fa lu tiestimuoni. Di riesto, picchì su' li tribunali? Ca l'omini sugnu cuomo li 'nimali! Traduzione:



Categoria: Personaggi Calabresi  ->  Poeti
Situata a: SS110, Italia  89822   Serra San Bruno(VV)    Mappa

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