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Ciminà storia Dettaglio  
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Periodo storico: 0000
Tipologia: Testo
Parole chiavi: ciminà,reggio calabria,storia

Passeggiando per il paese si rimane affascinati dalla bellezza del panorama, che si intravede dagli antichi e stretti vicoletti, sottopassaggi, scalette che lo caratterizzano. Il centro storico conserva alcune strutture originarie, interessanti per il materiale usato nella costruzione, un tufo giallo-viola difficilmente reperibile altrove in Calabria.


Nel X secolo d.C. le continue incursioni dei mussulmani devastarono e distrussero la città di Locri, costringendo i suoi abitanti a rifugiarsi sulle alture circostanti; furono così fondati numerosi centri di varia importanza: Condojanni, Ardore, S. Nicola, Bovalino…… Gli abitanti di Condojanni a causa di gravi alluvioni, abbandonarono l’antico sito e si spostarono più in basso fondando così un nuovo centro abitato, S. Ilario. Risalendo la fiumara di Condojanni, a circa 6 Km dal mare, si aprono due dorsali montuosi dando luogo a spazi ideali per il pascolo e per la coltivazione del grano. I contadini provenienti da Condojanni e S. Ilario che lavoravano queste terre formarono un primo abbozzo di paese che si andò concretizzando nel XVII sec. con la costruzione della prima Chiesa; è questa l’epoca della fondazione di Ciminà, che significa luogo pieno di cumino, erba volgarmente chiamata “ciminaia”, alta 30 - 40 cm, della famiglia delle ombrellifere. Il territorio dove sorse Ciminà risultava compreso nella Contea di Condojanni che gli ultimi re aragonesi avevano donato ai Marullo di Messina. Nel 1557 Vincenzo Marullo, succeduto al padre Giovanni, contrasse molti debiti e fu costretto a vendere ai Carafa di Roccella le terre di Condojanni e di Bianco. Ciminà, casale di Condojanni, fu quindi sotto il dominio della famiglia Carafa di Roccella Jonica fino al 2 agosto 1806, data dell’emanazione della legge con la quale Giuseppe Napoleone re di Napoli e di Sicilia aboliva la feudalità. L’ordinamento amministrativo francese disposto per legge il 19 gennaio 1807, lo riconosceva “luogo”, ossia “Università” nel governo di Gerace. Con l’istituzione dei circondari e dei comuni, per decreto del 4 maggio 1811, veniva riconosciuto Comune e mantenuto nelle giurisdizione di Gerace. Tale rimase anche nel riordino generale della Calabria, disposto dai Borboni con la legge del 1 maggio 1816. Nell’aria comunale di Ciminà ricade il monte di S.Pietro riconosciuto con il nome di Tre Denti o Tre Pizzi, considerato, erroneamente, per molto tempo, un vulcano spento. Ricco si presenta l’artigianato locale: si producono cesti in canna (verghe di salaco) e contenitori per ricotta in giunco (fascelle), coperte e tappeti tessuti al telaio, pizzi e ricami (è ancora possibile incontrare gente che ricama e lavora all'uncinetto). Tipico prodotto del luogo è il caciocavallo. Espressione tipiche del folklore locale nonché di fede e pietà popolari sono le processioni: la più commovente, quella del Venerdì Santo verso la suggestiva altura dove sorge il monte Calvario, è accompagnata dalla Confraternita che indossa l’uniforme e porta in testa la corona di spine. Seguono le processioni di San Nicola, il Santo Patrono (il 6 Dicembre e la prima domenica di maggio), di Sant’Antonio il 13 giugno, del Corpus Domini (con l’infiorata), di San Rocco in Agosto e della Madonna dell’Addolorata in Settembre; tutte vengono precedute dal rullo di tamburi. Nel periodo natalizio il paese è allietato dal dolce suono delle “ciaramelle”.



Categoria: Storia e tradizioni   ->  Storia dei luoghi
Situata a: Strada Vicinale Cacia  89040   Ciminà(RC)    Mappa

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