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Bianco Vecchio e la sua storia Dettaglio  
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Periodo storico: 0000
Tipologia: Testo
Parole chiavi: Bianco vecchi, la sua storia, reggio calabria

Fondato in epoca medioevale e poi feudo di diversi signori, Bianco fu centro di discreto rilievo già nel XVIII sec., tanto da contare, nel suo territorio, la presenza di ben 35 chiese. Del vecchio abitato non restano che ruderi sopraffatti dall’erba


Posto su un basso colle denominato Sperone (o Spirone), da cui anche il nome di uno dei suoi quartieri, Bianco Vecchio sorgeva a pochi chilometri dal litorale jonico. L’epoca della fondazione è ancora incerta, ma si suppone che il centro esistesse già nell’XI secolo, se non prima. Un antico inventario (la Platea di Sinopoli) trascritto nel 1335, ma risalente al 1194, menziona un “Motta Blanci”, segno che, almeno in quella data, il borgo fortificato c’era già. Circondato da una massiccia cinta muraria (ancora in parte visibile), sulla quale si aprivano quattro porte, in corrispondenza di alcuni dei suoi borghi (Pardesca, Zopardo e Catamotta), Bianco divenne feudo nel corso del XIII secolo e appartenne a diversi signori, tra cui i Ruffo, i Centelles, i Marullo e i Carafa. Centro fiorente e abbastanza popoloso già nel XVIII secolo, con due casali, quelli di Carafa e di Casignana, Bianco Antico annoverava bei palazzi e molte chiese (ben 35), tra cui la matrice, dedicata ai “Santi Panti” (Tutti i Santi) e servita da un arciprete con l’assistenza di 27 sacerdoti. Dotata di una grande navata con altare maggiore, coro e coretto, essa conservava lo stemma della famiglia Carafa e D’Avalos e ricordava su una lapide la visita del principe Carlo Maria Carafa. Anche il borgo di Pardesca aveva origine antica, fondato, secondo alcune ipotesi, in epoca normanna da immigrati pugliesi cui si erano mescolate, forse, anche genti di origine slava. Il terremoto del 1783 distrusse in buona parte sia Bianco che Zopardo: molti degli abitanti si trasferirono lungo la costa scegliendo la località di Pigliano (poi denominata Pugliano) e dando vita a Bianco Nuovo (o Novo); altre famiglie decisero, invece, di ricostruire il vecchio abitato. Ma i terremoti dei primi del ‘900, in particolare quello del 1908, distrussero quanto ancora era rimasto in piedi e l’antico paese, insieme al borgo di Zopardo (il cui toponimo sembra sia legato a un’erba selvatica), furono completamente abbandonati. La popolazione di Pardesca, invece, si allontanò solo in parte dal sito e la frazione, relativamente popolosa, ancora oggi sopravvive. Del vecchio abitato non restano che pochi ruderi e parte della cinta urbica, ormai sopraffatti dall’erba. La chiesa arcipretale, già ricostruita dalle fondamenta verso la fine del XVI secolo, fu danneggiata irreparabilmente dal terremoto del 1783 e oggi se ne individua a fatica persino il sito.



Categoria: Storia e tradizioni   ->  Storia dei luoghi
Situata a: Via Garibaldi  89032   Bianco(RC)    Mappa

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